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LAMETTE.IT Finalmente nel mio lettore, il debut-cd degli One Trax Minds, una punk’n’roll band di Sulmona che stimo umanamente, musicalmente, e – last but not least – per la scelta del nome. Sono ormai diversi anni che i ragazzi (un tempo Disonhour Squad) hanno cose da dire e le sanno dire: bruciate praticamente le tappe, tirano fuori un disco rock’n’roll senza se e senza ma, con testi vagabondi, narrativi e a tratti autobiografici, sicuramente ispirati a Johnny Cash e ai primissimi Clash (che sono un punto di riferimento anche negli arrangiamenti). È la prima volta che lo scrivo qui, ma sono convinto che il circuito punk ’77 italiano si stia decisamente conquistando la tribuna d’onore, dopo anni di semi-dimenticatoio, o di gruppi ispirati esclusivamente ai Ramones (che tutti adoriamo, ma che non possono essere l’unica via alternativa all’hardcore). 15 pezzi 15, per una scaletta costantemente interessante, senza cali di tensione e senza mezzo tentativo di crossover (eccezion fatta per qualche momento dub in "Radio war"). Il mio pezzo preferito, sotto tutti gli aspetti, è “Bad company”, seguito a ruota da “Good Times”. Ottima la scelta di far cantare i ¾ della band, ora all’unisono, ora singolarmente. Per completare il cocktail, una cover di Shane MacGowan And The Popes, che non suona per niente scontata o fuori luogo nell’impasto. Un ottimo disco, da avere e bere d’un fiato dall’inizio alla fine, come un bicchiere pieno, non mezzo pieno. Pollice in alto e avanti così.
STAGE DIVING C’è odore di strada in questo debut album degli abruzzesi One Trax Minds che esce per la sempre attivissima label nostrana In delirium Records! Sa proprio di quel punk rock ‘n’ roll marcio e grezzo degli anni 80 che fu consacrato da mostri sacri come Uk. Subs, Us bombs e Social distoriton. Queste sono le influenze più evidenti all’interno del disco che si mischiano con l’originalità della band, insieme ad un pizzico di clash, stiff little finger e punk rock più moderno. Ad aprire le danze in ottimo modo ci pensa “I’m giving all”, un inno al punk ed alla passione per questa musica, a seguire una manciata di tracce che fanno ben capire come questi ragazzi abbiano imparato al meglio le lezioni di Mike Ness e soci, “city of God”, “something about nations” “good times” ed “hated bounds”, per citarne alcune, saranno di sicuro preziose chicche soprattutto per gli amanti dei primi rancid. La track list continua su questa linea senza lasciar un attimo di tregua all’ascoltatore se non per “radio war”(la mia canzone preferita del disco assieme a Charlie wals) che rallenta , senza esagerare, il correre forsennato dei 4 rockers facendo capire che i Clash continuano a far scuola tutt’oggi. Il finale è lasciato a “not sad” e “my people” che a me suonano tanto di anthem per chiudere perfettamente uno show! tutto il lavoro è caratterizzato dalla bella voce sporca e roca del cantante ben accompagnato dagli immancabili cori e riff taglienti. Un disco di 15 tracce che fila liscio dall’inizio alla fine e questo non è sempre facile. Complimenti a questi ragazzi sicuramente promettenti. Io intanto me ne sto qui e continuo ad ascoltarmi il disco che per me suonerebbe tanto bene su un giradischi accompagnato da un bel bicchiere di Jameson oppure come colonna sonora di una bella corsa su una Harley Davidson lungo la California!
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